Giamo

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Con uno stecco inchiostrato segnò ogni cosa col suo nome: ‘tavolo, sedia, orologio, porta, muro, letto, casseruola’. Andò in cortile e segnò gli animali e le piante: ‘vacca, capro, porco, gallina, manioca, malanga, banano’. A poco a poco, studiano le infinite possibilità del dimenticare, si accorse che poteva arrivare un giorno in cui si sarebbero individuate le cose dalle loro iscrizioni, ma non se ne sarebbe ricordata l’utilità. Allora fu più esplicito. Il cartello che appese alla nuca della vacca era un modello esemplare del modo in cui gli abitanti di Macondo erano disposti a lottare contro la perdita della memoria: ‘Questa è la vacca, bisogna mungerla tutte le mattine in modo che produca latte e il latte bisogna farlo bollire per aggiungerlo al caffè e fare il caffellatte’. Così continuarono a vivere in una realtà sdrucciolosa, momentaneamente catturata dalle parole, ma che sarebbe fuggita senza rimedio quando avessero dimenticato i valori delle lettere scritte.
Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine
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  1. chiquia-cox ha rebloggato questo post da giamo
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